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Gianni Pedrazzi e la società liquida

Pubblicato giovedì 06 ottobre 2016 alle 13:43:10 - By Lorenzo Zaccaria

La soddisfazione di Gianni Pedrazzi...

 

Vignetta di Alessandro Hobbs Niccolai

 

Il signor Gianni Pedrazzi è una brava persona, come lo sono in tanti. Si alza, si prepara, va a lavorare e poi si prepara per andare a dormire. Gianni Pedrazzi va tutti i giorni a lavorare in banca, come faceva suo padre e suo nonno prima di lui.
 

Il nonno aveva cominciato nel dopoguerra; era entrato in quella banca una volta e per tutta la sua vita non mise piede fuori se non fino a quando gli regalarono un orologio da taschino d'oro, allora andò in pensione.
 

Il padre era riuscito a pagarsi gli studi, o almeno, i sacrifici di suo padre erano riusciti a pagare gli studi del padre di Gianni Pedrazzi. Il nonno aveva conquistato a fatica il colletto bianco, il padre aveva studiato per rivendicarne il posto mentre Gianni Pedrazzi lo considerava suo diritto come se nessuno potesse lavorare in quella banca, seduto a quella sedia, se non lui.


Oggi Gianni Pedrazzi esce dall'ufficio con una scatola di cartone. Già suo padre una volta era tornato con una scatola di cartone: "Fai i bagagli Petulia (la madre di Gianni Pedrazzi), il vecchio capoufficio della filiale di Ventimiglia si è licenziato per occupare il posto di un direttore di un'altra filiale che si è licenziato. Ho cominciato la scalata.


" C'erano molte miglia tra la banca della famiglia Pedrazzi e la banca di Ventimiglia, ma si trasferirono ugualmente  lì. Il padre di Gianni Pedrazzi, ottenne un timbro con il suo nome, un cartellino con scritto "capoufficio" e una sedia girevole. La scalata si concluse quindici anni dopo, nella stessa banca di Ventimiglia. 


Gli regalarono un orologio da polso d'oro e se ne andò in pensione. Vendette l'orologio per pagare gli studi di Gianni Pedrazzi. Ora Gianni Pedrazzi non è più come il padre e il padre di suo padre. Ha trent'anni e porta con sé la scatola di cartone, senza orologi d'oro. Ma non sta uscendo dall'ufficio dei suoi predecessori, da quello ci è già uscito una volta.


Gianni Pedrazzi sa che è normale, lui è una brava persona, un buon lavoratore e sa che la sua vita terminerà nell'ufficio di una banca qualunque, magari che non hanno ancora costruito, magari nemmeno una banca. Sa bene questo e torna a casa. Domani cercherà lavoro da qualche parte, almeno per i prossimi cinque-dieci anni prima di riprendere la scatola di cartone.


Gianni Pedrazzi compie la litania della società liquida, sa di dover crescere sempre e migliorarsi senza tregua, ma non ha un traguardo da raggiungere. La sua vita è in continuo movimento. Si accontenta di piccole tappe: oggi il portiere dell'edificio in cui il suo psicologo lavora lo ha salutato. Domani magari potrebbe prendere l'iniziativa e fargli un cenno con la testa. 

 

Lorenzo Zaccaria

 

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