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Migranti: uccidono più le lattine di pomodoro che le bombe!

Pubblicato martedì 28 aprile 2015 alle 17:54:27 - By Jacopo Fo

satira societa politica

 
Lacrime di coccodrillo a pioggia dopo i 700 annegati.
Forse adesso l’aviazione italiana bombarderà tutti i barconi fatiscenti ancorati nei porti libici. Speriamo che lo facciano senza i migranti dentro.
Ma comunque sarà un’azione inconcludente.
Perché le ragioni di questo massacro sono altrove.
Ad esempio nei campi profughi spesso in mano alla criminalità, dove si accalcano secondo alcuni 3 milioni di persone.
Cosa deve fare questa gente se non cercare di fuggire?
Cosa si sta facendo? Tanto poco.
Soccorrere i profughi non è solo un’azione umanitaria, è lo strumento più potente per combattere il terrorismo.
Lo dice il Papa, lo dice il Presidente della Repubblica: solo vincendo la lotta contro la miseria e la disperazione si può vincere il terrorismo.
Si calcola che riducendo del 50% le spese militari delle nazioni ricche potremmo cancellare fame e analfabetismo.
Utopico. E non basterebbe in realtà. Dovremmo anche smettere di sostenere golpisti e governi corrotti.
Utopico.
E poi bisognerebbe anche smetterla di distruggere le economie dei paesi poveri con la concorrenza sleale.
Grazie all’unificazione dei mercati sono stati recentemente aboliti gli ultimi scampoli di dazi doganali. In teoria è una cosa buona: le merci circolano liberamente e i consumatori se ne avvantaggiano.
Ma l’Occidente sta conducendo un colossale imbroglio: la nostra agricoltura è pesantemente finanziata. Questo fa sì che i pomodori italiani, cinesi o americani possano arrivare nei Paesi africani a un prezzo inferiore al costo del pomodoro dei contadini locali.
Si tratta di una questione semplice da capire, quanto incredibile. Il cibo in Italia costerebbe di più se l’agricoltura non fosse finanziata con i soldi pubblici.
E così l’industria alimentare dei Paesi ricchi sta mandando in malora i contadini dei Paesi poveri, che quindi diventano disperati che cercano di venire a vivere da noi. Oppure si arruolano nell’Isis per sterminarci.
Un cerchio perverso di cui pochi parlano. Alex Zanotelli, come sempre un grande, ha speso parole molto forti su questo a Coffee Break. Ma pochi hanno dato eco a quel che ha detto.
Ma il fatto resta anche se sotto silenzio.
Per riequilibrare la situazione bisognerebbe impedire che i prodotti agricoli dei Paesi ricchi vengano venduti sottoprezzo nel terzo mondo.
Ma come fai a togliere i sussidi all’agricoltura?
Un’operazione non semplice.
Un’utopia?
Di certo sarà dura trovare un leader politico di un paese ricco che vada a gridare in televisione che se non togliamo i sussidi all’agricoltura condanniamo milioni di persone alla fame e alimentiamo il terrorismo e la fuga dai paesi poveri.
Forse bisognerà inventarsi qualche cosa di geniale.
Credo che ci riusciremo perché è sempre più antieconomico affrontare gli effetti di questa guerra commerciale agricola e della politica imperialista.
Quanto ci costano le misure sempre maggiori di sicurezza?
Quanto ci costa questo fiume di profughi che preme alle nostre frontiere?
Molto di più di quanto ci costerebbe interrompere la guerra commerciale e l’appoggio ai regimi infami.
Alla fine è solo una questione di soldi: in un mondo globalizzato la guerra e la fame non convengono più. Serve un minimo di ricchezza per comprare una cellulare.
L’unico problema sono alcuni milioni di morti in più o in meno.
Annegheranno nel Mediterraneo, saranno uccisi nelle strade di villaggi lontani, marciranno in prigione perché hanno parlato di democrazia, agonizzeranno nei campi profughi. E un numero ben maggiore annegherà nella salsa di pomodoro italiana.
Io mi chiedo: come è possibile che ci sia questa ottusa insensibilità al dolore degli altri esseri umani. A me viene da piangere ogni volta che guardo il telegiornale e cambio canale.
Provo un immenso orrore pensando ad un uomo, con la mia stessa faccia, che se ne sta mille chilometri da qualche altra parte, in piedi sopra una montagnola di terra, e guarda intorno a sé e non vede alcuna possibilità di vivere un’esistenza degna. Da nessuna parte.
E mi sento umiliato dal non poter fare quasi niente per lui. Certo posso sostenere le campagne umanitarie come posso… Le associazioni del volontariato fanno tanto, tantissimo, a rischio spesso della vita, ma affrontano l’oceano armate di secchielli… Vorrei poter fare qualche cosa che veramente fosse risolutivo per quell’uomo.
Penso che la mia vita sarebbe migliore se ci riuscissi.
Lui ci serve vivo e in grado di costruire insieme a noi un mondo migliore. Non possiamo permetterci di perdere neanche un uomo, una donna, un bambino.
Sono o non sono i nostri fratelli?

 

Jacopo Fo

 

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