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L’ultimo zombie

Pubblicato domenica 13 marzo 2016 alle 12:56:24 - By Jorge Canifa Alves

Il numero “7” si accese rosso e improvvisamente nel nero più assoluto.  Lo seguirono subito un jingle delicato e una luce blu-notte. Su questo numero si alzarono e si sovrapposero tre teste che rimasero in ascolto del silenzio che seguì il breve motivetto musicale.
Una frazione di secondi dopo una voce robotica annunciava che mancavano 7 giorni all’apertura della porta.


Erano passati 1993 dal primo giorno che quella stessa voce robotica aveva annunciato che: “La porta si chiuderà tra venti minuti. Invitiamo gli ospiti ad accomodarsi nei loro spazi. Ricordiamo che la riapertura ad una nuova vita, ad una nuova speranza avverrà tra duemila giorni… “ Aveva parlato di sopravvivenza della specie umana… aveva parlato di quel virus che stava distruggendo l’umanità… solo “La Campana” poteva salvare quel gruppo di dodici uomini e di dodici donne che esperti scienziati di tutto il mondo avevano, accuratamente, selezionato e nominato “Famiglia”.


Venti minuti alla chiusura. Poi il Presidente dell’Unione Mondiale avrebbe premuto il bottone rosso e si sarebbe scatenata una reazione nucleare che avrebbe dovuto annientare il virus e permettere alla “Famiglia” di ritornare a nuova vita cinque anni dopo, il tempo massimo necessario per la naturale decontaminazione nucleare della terra.
I ventiquattro “eroi” salutarono l’intera umanità attraverso maxi-schermi posti ovunque nelle città del pianeta. Un gruppo impressionante di individui accerchiava un ampio spazio recintata nel mezzo del quale imperava  “La Campana” bianca e alta. 


Tutti salutavano speranzosi per il futuro dell’umanità. Quasi tutti. Qualcuno non ci stava, non voleva morire, voleva avere una possibilità… un tumulto, una recinzione distrutta e… la gente che prese ad avanzare correndo in cerca della propria salvezza scontrandosi contro chi voleva salva l’umanità intera, scontrandosi contro i fucili dei soldati, contro i proiettili che prendevano tutti indistintamente: un sacerdote con la croce di Cristo in mano, una donna incinta, una ricca signora con il suo cagnolino bianco, un ebreo e un mussulmano dalle lunghe barbe, un stesso soldato che,  aveva abbandonato il fucile e, correva anch’egli verso la porta che iniziava a chiudersi.


 Da quel marasma era sfuggito un bambino di circa sette anni che schivando tutti e tutto era riuscito ad arrivare davanti alla porta altissima davanti ai suoi occhi. Nel trambusto generale gli sembrò di sentire qualcuno, forse suo padre, che gli ordinava di non fermarsi, di entrare ma… un proiettile lo colpì e il bambino cadde oltre la porta che si chiuse alle sue spalle. Dieci secondi dopo sì udirono esplosioni ovunque nel mondo e un’onda d’urto impressionante pose fine al conflitto in atto sotto “La Campana”.


Per un istante l’energia cessò di vivere anche per la “Famiglia”. I monitor che la collegava con l’esterno erano andati, ciechi per sempre. Il panico prese l’animo di qualcuno di quegli eroi ed un paio di loro tentò di evadere da quella prigione e correndo nel buio verso la porta inciamparono su qualcosa di morbido. I generatori ripresero a funzionare e la luce mostrò loro l’oggetto che aveva fermato la loro fuga: il bambino poco prima colpito da un proiettile. Era ancora vivo. 


Grazie alle cure premurose di Lee, infermiera cinese, sei mesi dopo la fine del mondo, Camara Saiku aprì gli occhi e iniziò a far parte di quella famiglia formata da undici papà e undici mamme… Due di quei ventiquattro eroi iniziali non ce l’avevano fatta a superare l’idea iniziale della fine.


Jorge Canifa Alves
 

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