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Per Asimov il 2014 era così

Pubblicato lunedì 21 aprile 2014 alle 13:24:39 - By Michele Marsonet

 

 

Negli anni ’70 del secolo scorso fu pubblicato “Il sistema tecnico”, famoso libro scritto da Jacques Ellul. A lui dobbiamo un’analisi completa e rigorosa della tecnologia, della sua natura e delle conseguenze che essa comporta per la vita quotidiana. Nelle pagine dense delle sue opere la tecnica dà vita a un vero e proprio “sistema”, creato sì dagli esseri umani, ma da loro sempre più indipendente via via che si sviluppa. La tecnologia invade le nostre vite, riempie anche i più piccoli interstizi dell’esistenza, e ci domina senza che a essa si possano frapporre ostacoli.


Non solo: il mondo tecnologico si auto-alimenta, si autonomizza e tende sempre più a vivere tramite scambi del tutto interni. Il pericolo? Che il mondo tipicamente umano, quello dei sentimenti, delle emozioni, dei desideri, divenga una mera appendice dell’universo tecnologico. Per i nostri avi indipendente era la realtà naturale, oggetto non soltanto di indagini scientifiche, ma anche culla di paure e timori ancestrali. Ora tra esseri umani e natura la tecnica in un primo tempo si frappone. Ma poi, con ritmi addirittura vertiginosi, essa diviene la “vera” natura, quella originale ormai condannata a trasformarsi in un fantasma di cui, spesso, non percepiamo neppure l’esistenza. Si verifica così un processo di standardizzazione e di omologazione in grado di superare ogni confine.

 

 

Tratto da "Jonny Logan" di Romano Garofalo (La Befana Meccanica, 1973)

 

Queste considerazioni mi vengono in mente rileggendo un articolo di Isaac Asimov uscito sul “New York Times” il 16 agosto 1964, nel quale il maestro della fantascienza contemporanea (scomparso nel 1992) immaginò di visitare la Fiera Mondiale del 2014. Giusto l’anno da poco iniziato, dunque. La sorpresa è grande, ma non troppo. Asimov era infatti un visionario, per alcuni versi simile a Jules Verne, e ricorrendo all’occhio della mente riusciva a indovinare con una certa precisione il corso del nostro futuro. Non tutte le predizioni contenute in quel pezzo di 50 anni fa sono esatte ma, in fondo, nessuna è totalmente errata. Alcune di esse non si sono “ancora” realizzate, anche se è ragionevole ritenere che si materializzeranno in tempi più o meno brevi.


Qual è allora il mondo del 2014 tratteggiato dallo scrittore? Certo ancor più artificiale di quello da noi vissuto (che lo è già abbastanza). Case sotterranee in cui le finestre diventano soltanto un “tocco arcaico” poiché il loro compito consiste nell’impedire che la luce solare troppo violenta ci colpisca, con muri e soffitti che assumono il colore gradito semplicemente premendo un bottone. Cucine autosufficienti che ci preparano – su ordinazione – i piatti preferiti. Computer velocissimi in grado di tradurre simultaneamente da una lingua all’altra, ed è interessante notare che le lingue citate sono inglese e russo.

 

Evidentemente la fantasia di Asimov non si spingeva sino a prevedere il crollo dell’Unione Sovietica; oggi citeremmo inglese e cinese. Comunicazioni non solo sonore che consentono di vedere le persone con cui stiamo parlando. Operai che fanno lavorare i robot al loro posto limitandosi a controllarli. E robot anche alla guida dei mezzi di trasporto, non più su strada ma sollevati dal terreno.


La Luna è già colonizzata, Marte non ancora ma lo sarà tra breve. Cresce la spinta a conquistare lo spazio per rimediare al sovraffollamento e trovare materie prime che, sulla Terra, sono ormai in via d’esaurimento. Si procede a passo spedito verso una limitazione globale delle nascite per evitare la crescita esponenziale della popolazione, e questo fa pensare che Asimov ritenesse plausibile l’avvento di una sorta di Governo Mondiale con la scomparsa degli attuali stati nazionali. Qui, tra l’altro, si ritrova una delle sue idee-base. Si rammenti infatti che nei celebri “cicli” asimoviani, Fondazione e Robot, l’umanità colonizza lo spazio (non solo quello del sistema solare: vi si parla di intere galassie) per risolvere in modo definitivo il problema della sovrapopolazione del Pianeta. E’ chiaro che il nostro autore non avrebbe concordato con i teorici della decrescita felice, per lui lo sviluppo non poteva essere limitato.


Non è poi così difficile riconoscersi nel mondo del 2014 dipinto da Asimov, colonizzazione delle galassie a parte. C’è tuttavia nell’articolo una frase che m’impressiona profondamente: “gli uomini continueranno a ritirarsi (“withdraw”) dalla natura per creare un ambiente più adatto alle loro esigenze”.

 

 

"Jonny Logan" di R.G. (La Befana Meccanica,1973)

 

C’è dunque un ambiente alternativo a quello naturale che è in grado di farci vivere meglio? Così pare e, del resto, questa idea si ritrova costantemente nei suoi libri se li leggiamo con spirito “filosofico” e non per puro divertimento. L’ambiente in questione è proprio quello creato dall’apparato scientifico-tecnologico che, come scriveva Ellul, si autonomizza da noi al punto da diventare indipendente. Una creatura che prende il sopravvento sul suo creatore. A differenza di altri autori di fantascienza non si trovano in Asimov tracce di una “ribellione delle macchine”; al contrario, le sue famose Leggi della robotica la rendono impossibile. Ma è proprio così se ragioniamo seriamente sulla filosofia che sottende la sua produzione letteraria?


In realtà Asimov è imbevuto di positivismo al pari del dianzi citato Verne, e per molti aspetti Comte e i neopositivisti del Circolo di Vienna sono i pensatori a lui più congeniali. Alla fine, però, la sua intelligenza acuta mette a fuoco un problema di enorme portata: la noia. Già, proprio la noia. Non quella esistenziale di Sartre, si tratta della noia quotidiana. Che resta da fare agli esseri umani dopo essersi “ritirati” dalla natura e aver ceduto alle macchine ogni incombenza lavorativa? Ben poco, direi, a meno che non realizzino davvero astronavi in grado di fare il salto nell’iperspazio appagando il mai sopito spirito d’avventura. Poiché è ovvio che anche il sistema solare diventa noioso se risulta così facile prenderne possesso.

Michele Marsonet

 

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"Jonny Logan" di R.G. (La Befana Meccanica, 1973)

 

I vostri commenti...

Postato da pibond@pibond.it :: martedì, 22 aprile 2014 - 00:30:48

La tecnologia consente di operare in modo più efficace rispetto ai metodi che prevedono l'apporto prevalente di lavoro umano. L'importante è non compiacerci in essa e limitarci ad usare gli apparati con finalità che consentano di occuparci più assiduamente in attività creative di carattere intellettuale, artistico, sportivo e ludico. In futuro, quindi, non si ,lavorerà più, ma saremo pienamente occupati. Il sogno di Keynes non passa per Vienna. Dirigiamo lo sguardo alla Scuola di Losanna. Il profitto è una pessima misura della filicità così cme lo è il salario. L'articolo 1della nostra Costutzione enuncia una colossale sciocchezza.

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