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La Scatola

Pubblicato lunedì 29 settembre 2014 alle 09:51:21 - By Jorge Canifa Alves



Disegni di Fabio Magnasciutti


Malvina scivolava dolcemente dentro il mondo onirico di Terenzio. Accarezzava i sensi e dipingeva l'anima ora di un rosa tenue, ora di un verde cinabro, ora di un blu cobalto, ora di un bel giallo Napoli, ora di... click!

Terenzio aveva allungato la mano e spento la radiosveglia... tuttavia Malvina era rimasta ancorata in un angolo remoto del suo cervello e continuava ad aprire delle piccole scatole impilate una dietro l'altra, sul confine del sonno.

Improvvisamente Terenzio aveva riaperto gli occhi. Era rimasto qualche secondo sospeso nel vuoto della sua vita e poi era scattato su dal letto: – La devo ritrovare! – aveva detto, con gli occhi tanto sgranati da perforare il buio circostante. Si era vestito di tutta fretta e si era buttato fuori di casa senza fare colazione, senza prendere le chiavi della macchina. 

Davanti a sé le scatole colorate erano state sostituite da grandi alveari grigi, dove la gente dormiva ancora a quell'ora in cui l'uomo dell'asfalto ancora non era passato a ricostruire le strade, cosa che accedeva, puntualmente, ogni mattina al sorgere del sole. Terenzio guardò minuziosamente ogni palazzone, con l'ansia di trovare un segno che avesse potuto fargli nascere il sorriso sulle labbra.
Svuotò sconsolato i polmoni, abbassò la testa e riprese il cammino... sicuramente, ciò che cercava non si trovava in quel quartiere dormitorio dove palazzi e automobili si fondevano insieme in un grigio amorfo dall'odore nauseabondo.

Camminò parecchio. Quando arrivò all'entrata della metro il sole iniziava ad illuminare sia le nuvole sopra la sua testa che i molti pendolari che cominciavano a prendere d'assalto i bar con i loro cornetti e cappuccini caldi e la metropolitana che li avrebbe, in un baleno, trasportati dall'altra parte della città. Terenzio notò un uomo sdraiato in cima a quei gradoni che portavano sotto terra.

La gente passava di fretta, scavalcando l'uomo quasi infastidita da quell'ostacolo imprevisto. Anche Terenzio passò oltre l'individuo. Doveva assolutamente continuare a cercare... doveva trovarla! Assolutamente!!!
Si sentì anche lui, in quel momento, una scatola senza personalità, ma aveva fretta di trovare quello che cercava.

Si spinse dentro il vagone esattamente come le altre scatole, senza curarsi di quelle altre che volevano uscire ma non potevano farlo con facilità perché chi voleva entrare lo ostacolava invece di essere facilitato... scatole barbare che si precipitano alla conquista di un posto a sedersi e non si curano, non si accorgono di un anziano le cui gambe non lo sorreggono più come una volta, in gioventù... conquista! Conquista!
a dura legge per la sopravvivenza... eh già se uno non si siede potrebbe perdere minuti preziosi per guadagnare una vita in questo o quell'altro giochino sul telefonino, sul tablet... scatole nere dell'Era globale inglobante! 



Disegni di Fabio Magnasciutti

– Dove si sarà nascosta? – 
In questo ticky-tacky mobile spiccava la figura di un giovane che leggeva un giornale. Attirò l'attenzione di Terenzio non il ragazzo ma la notizia in prima pagina che parlava di gente che moriva in mare cercando speranza e di sopravvissuti che andavano a cozzare contro chi parlava di invasione... pensiero primitivo, quello, che non sa andare oltre quella curva immaginaria chiamata: confine! 

 – Certo, non è sul limes che la troverò! – Sgonfiò di nuovo i polmoni, assai sconsolato, e scese dalla metropolitana.
Per tutta la mattinata non fece altro che entrare ed uscire dai bar, dalle grandi boutique come dai piccoli negozietti, scendere e salire dai mezzi pubblici, inoltrarsi in stradine strette, in giardini privati e parchi pubblici ma in nessun posto trovò quel Santo Graal perno fisso di quel suo pensiero settembrino.
Verso mezzogiorno la fame lo assalì improvvisamente, allora comprò un po' di frutta in una frutteria gestita da bengalesi e si sedette in un parco a divorare il suo misero pasto dopodiché si sdraiò sulla panchina e pensò di schiacciare un pisolino. 

Un bambino domandò alla sua mamma perché quel signore andasse in giro in ciabatte, la madre lo strattonò rispondendogli di non impicciarsi. Terenzio aprì gli occhi, si guardò i piedi, guardò il bambino che continuava a ricambiare lo sguardo mentre veniva, di continuo, strattonato dalla madre. Terenzio guardò la donna, poi guardò di nuovo il bambino. Qualche secondo dopo due enormi lacrimoni solcarono i suoi occhi, scivolarono lungo il suo viso triste e andarono ad asciugarsi sulla scatola del suo cuore.

 – Non ho alcuna speranza di trovarla!
Alle 19.05 fece ritorno a casa.
 – Amore, sei stato tutto il giorno fuori casa! Cosa succede? Sei ancora in ferie o sbaglio?

Non l'ho trovata!
Cosa?

Non c'è più speranza di trovarla! E sai perché? Perché i giovani sono lo specchio del nostro futuro perché siamo noi i loro maestri! – E riprese a piangere.

Dài, cosa succede amore?

Questa è la collina delle scatole... puoi andare a scuola, all'università, diventare un uomo d'affari ma... alla fine veniamo messi tutti in scatole uguali...
- Non capisco!
Ho girato in lungo e in largo la città, oggi, cercandola senza trovarla, perché vogliono che sia così, che non ci sia, che non si trovi più?
Cosa? Spiegati meglio!
L'umanità... non si trova più UMANITA' in giro! Siamo tutti messi in scatole uguali senza colore... senza anima... senza umanità... non lo sappiamo, ma siamo come zombi, guardiano la stessa scatola... davanti, di dietro, a destra, a sinistra... ovunque ci giriamo: scatole! scatole in un ticky-tacky infinito... tutte uguali! Come è facile controllare queste scatole... loro vogliono così!
 - Loro chi?

Jorge Canifa Alves

I vostri commenti...

Postato da Bem :: mercoledì, 01 ottobre 2014 - 17:10:25

bella, Jorge! Il poeta di questo nostro secolo... :)

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Postato da jorge :: venerdì, 03 ottobre 2014 - 16:33:50

Grazie Bem! Continua a seguirci! :-)

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