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Se non stai buono chiamo l’uomo bianco

Pubblicato mercoledì 14 maggio 2014 alle 22:05:15 - By Jorge Canifa Alves

 

Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. 
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono 
agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
(La Dichiarazione Universale dei Diritti Umani 1948)
 
 
In un pomeriggio di luglio, mentre è appena passato quel pacchetto sicurezza che tutti attendevano con ansia e che lascia tutti felici e contenti tranne gli stranieri che vengono lasciati fuori impietosamente da quella nazione che pure amano forse più degli stessi italiani, Amir Beraki sale su di un vagone della metropolitana avvolto in questi mille dubbiosi pensieri. Direzione Laurentina.
 
Fa caldo e non c’è l’aria condizionata, miracolo degli stati occidentali che l’Italia, troppo presa a respingere oltre mare i nuovi barbari clandestini, ha dimenticato in qualche cassetto tra i mille altri suoi problemi da risolvere… ma è cosa risaputa ormai che quando uno Stato ha dei problemi che non riesce a gestire riversa attenzione negativa sulle minoranze la cui reazione è praticamente prossima allo “zero”… così le persone comuni, che poco leggono e poco si informano, non vedono che l’Italia sta annegando per proprie mani perché appiattisce la volontà giovanile, manipola la comunicazione e cambia le leggi a proprio tirannico piacere… Non vedono l’Italia che annega… semmai vedono flotte di barbari crudeli minacciare la propria insicura anima con sbarchi clandestini... arma assai terribile per chi non sa delle sofferenze altrui o pur sapendo, poca cosa, o niente, gli importa.
 
Quanto caldo in questo vagone italico!
In soccorso del giovane Amir Beraki arriva il vento schiaffato a forza nel vagone non appena il tubo si mette in movimento. Non ci sono molte persone. Solo qualche stanco lavoratore italiano o straniero che sia.
 
Davanti ad Amir Beraki due posti vuoti… e poi un bambino nero vicino a suo padre, un omone grande e grosso con il quale, Amir Beraki si disse, non voler avere mai niente a che fare… basterebbe solo una sua carezza a scaraventarlo lontano chissà quanto!
Il bambino, spensierato, gioca con la sua macchinetta verde facendola correre veloce su di una fantastica pista volante lontana anni luce da questa idiota realtà che circonda gli adulti!
 
La metro rallenta la corsa. La macchinetta verde rallenta anche lei la sua corsa. Si fermano contemporaneamente! Il bimbo guarda quell’omone nero di padre che ha e gli sorride. L’uomo risponde con uno sguardo. Si aprono le porte ed entrano tre o quattro persone. Uno di questi, bianco, barba incolta, cappellino in testa calato sugli occhi e di corporatura normale, sta davanti ad Amir Beraki, accanto al bambino nero e alla sua veloce macchinetta verde.
 
Il bambino in quel preciso istante sta togliendo lo sguardo da suo padre e per una frazione di secondo sfiora quello dell’uomo bianco.
Il suo volto sorridente diventa di pietra. Rapido e tremando di paura si allontana da quell’uomo il più possibile. Si allontana, si allontana fino a salire in braccio all’omone nero che abbraccia forte trovando in lui quella sicurezza non garantita a quelli come lui dalla pelle scura da questo infame pacchetto sicurezza. Amir Beraki, preoccupato, sorride davanti a questa scena.
 
Improvvisamente gli viene in mente quando suo nonno, a lui e ai suoi fratelli raccontava dell’UOMO BIANCO all’epoca dell’invasione della loro terra: l’Etiopia. Stupravano, violentavano donne e bambini e uccidevano i padri di famiglia e bruciavano e saccheggiavano le proprietà millenarie di un popolo fiero e pacifico come il loro. Al termine di ogni storia arrivava puntuale l’ammonimento del vecchio saggio: “… quindi se non fate i buoni chiamo l’UOMO BIANCO”. E loro i bambini terrorizzati da quell’Uomo Bianco promettevano di comportarsi bene.
 
 
 
 
Ma quella era un’altra epoca.
Quella era l’Etiopia, terra dove i bianchi abitavano ancora la memoria collettiva della gente avvolti nei loro sanguinari abiti da orchi… quelle bestie che veramente distruggevano ogni codice di sicurezza e certezza.
 
Amir Beraki si domanda stupito se dopo molti decenni ci sia stato il ritorno silente di quegli orchi che ora rigettano in mare chi fugge da miseria e guerre generate queste dagli stessi orchi molti anni prima nel suo paese. Si domanda, Amir Beraki, come sia possibile che un bambino di non più di cinque anni abbia percepito l’ostilità dell’Uomo Bianco appena il giorno dopo l’approvazione di quel pacchetto xenofobo-razzista-sicurezza... si domanda...
 
 

 

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