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Essere, possedere o apparire, questo è il problema…

Pubblicato lunedì 03 marzo 2014 alle 20:14:20 - By Romano Garofalo

 

 

Vignetta di PV Pietro Vanessi

 

Il tema è antico. Noi valiamo per “quel che siamo”, per “quello che possediamo”, o “per quello che rappresentiamo”, cioè come siamo visti dagli altri? Filosoficamente questa cosa era stata teorizzata da Hegel, per il quale non esiste la realtà, ma solo la sua rappresentazione sensibile, cioè come noi la percepiamo.


Ma per scendere dalle “altezze” della filosofia alle “bassezze” della vita di tutti i giorni, prendiamo un nome a caso, il Cavalier Silvio Berlusconi, che riassume in sé, all’ennesima potenza “l’essere, l’avere e l’apparire”. Possiamo dire che il Cavaliere, come la Santissima Trinità, è “uno e trino”, e questo, a suo dire, gli conferisce qualche privilegio e può creare qualche problema ai suoi interlocutori.


Considerate, ad esempio, i giudici che lo stanno processando per le sue ben note imputazione di reato…hanno certamente i loro bei problemi per mettere a fuoco la situazione… “Dunque, Cavaliere, lei è accusato di aver corrotto il Senatore De Gregorio per far cadere il Governo Prodi. Cosa ci può dire a riguardo?”


Mi consenta, signor giudice, lei si rivolge a me in qualità di “essere, possedere o apparire”? Sia più preciso, per favore…e poi, la prego, non mi chiami Cavaliere, ma Sua Divinità.

 

Vignetta di Angelo Siviglia

 

Veramente, Sua Divinità… – riprende timidamente il giudice, intimorito da siffatta perentoria ostentazione di santità…


Mi consenta, cribbio…parla sempre lei…se si rivolge a me in quanto “essere” le dico subito che io non c’ero e se c’ero ero occupato a dare udienza alle suppliche dei fedeli: Brunetta, Bondi, Santanchè, Gelmini, Carfagna, Biancofiore…non le dico quanti… Se si rivolge a me in quanto “possedere”, ci possiamo mettere d’accordo: quanto vuole per mettere tutto a tacere… - e per rendere più credibile la cosa, il Cavaliere si mette le mani in tasca e ne estrae un assegno firmato dal Banco di Santo Spirito, tanto per giocare in casa…


Se, infine, mi vuole coinvolgere in quanto massimo rappresentante dell’apparire, sia in terra che nelle alte sfere, posso presentarle “tutte le facce” perché poi ci pensano le mie TV e renderle credibili…


Il giudice comincia ad entrare un po’ in confusione di fronte alle solide argomentazioni di Sua Divinità, ma tenta egualmente un affondo…


E poi lei è accusato di prostituzione minorile per avere avuto rapporti intimi con una minorenne, Rubi Rubacuori, la nipote di Mubarak a detta dei suoi numerosi fans in Parlamento… “ Mi consenta, signor giudice, in quanto Sua Divinità, non posso essere soggetto alle leggi dei comuni mortali ma, secondo l’articolo 326 del Codice del Procedura Divina, terzo capoverso della postilla 24, io posso essere processato solo dai miei pari nell’alto del cielo, ed è inutile scomodare il mio parigrado, in alto loco, per una questione di così poco conto…pertanto vada, vada pure, signor giudice, noi, nella nostra magnanimità, la perdoniamo di questo atto eversivo delle gerarchie celesti”…

Vignetta di Angelo Siviglia

 

Grazie, Sua Divinità, grazie.- Il giudice se ne va con l’atteggiamento contrito di chi pensa di aver commesso un reato di “lesa divinità”, ed è anche piuttosto confuso…


Dunque…essere, possedere, sembrare sono “uno e trino”, per cui non può essere processato l’essere perché potrebbe non essere ma sembrare… No, l’essere si confonde col sembrare che poi confluisce nell’apparire e, tutti e tre, ballano la lambada al centro del paese… No, no, no… La lambada è a norma di legge secondo il regolamento comunale… Sì, ecco, devo proprio aver commesso un reato di “lesa divinità”… Forse dovrei comminarmi 10 anni senza la condizionale e portarmi in galera da solo.


Il pover’uomo è ormai quasi completamente “nel pallone”, esce da Palazzo Grazioli, frastornato da cotanta eloquenza di Sua Divinità, si avvia in Tribunale e, prima di entrare, saluta il militare che si trovava sul portone d’ingresso, accennando ad un passo di danza, avendolo scambiato per il direttore del corpo di ballo della Scala…

 

Romano Garofalo
 

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