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Con la cultura non si mangia… Sigh

Pubblicato giovedì 09 gennaio 2014 alle 18:50:15 - By Maria Della Miranda

 

 
Vorrei iniziare il nuovo anno con una apologia della cultura, in ogni sua forma ed espressione, assai spesso bistrattata sia nel comune sentire che ai massimi livelli delle istituzioni. Infatti, non molto tempo fa un ministro della Repubblica che certamente passerà alla storia per le sue “massime filosofiche”, ha affermato che: “Con la cultura non si mangia…”.
 
Jonny Logan ha, a suo tempo, teorizzato a quali risultati può portare un certo dispregio per le attività intellettuali e creative descrivendo una società del futuro, avveniristica, dominata dalla tecnologia e dagli ingegneri dove vengono banditi “amore, affetti, sentimenti” definiti  debolezze che nuocciono all’aumento della produzione industriale e quindi al progresso sociale, ed i poeti sono considerati del tutto inutili, corpi “ alieni” da emarginare. 
 
Particolare non irrilevante: Romano Garofalo ha scritto su questo argomento già nel lontano 1973, quando, per chi ne sapeva cogliere le prime avvisaglie, si intravedevano i segni di un decadimento morale e culturale.
 

I vostri commenti...

Postato da Antonino Buccheri :: domenica, 12 gennaio 2014 - 00:52:12

Pierpaolo Pasolini anche lui aveva colto avvisaglie del decadimento morale e culturale che tanto, adesso, ci è ahinoi! familiare.
Temo che questo passaggio sia avvenuto un pò ovunque ma che in Italia abbia assunto forme assai drammatiche. Adesso si vorrebbe forse correre ai ripari, anche se più per enunciazioni di facciata che per atti concreti, ma il peggio è stato fatto.
Il buon vivere passava una volta per l'affinamento del gusto, delle doti intellettuali. Un mondo che si assimilava in famiglia, a scuola, se ne cercavano riscontri nel territorio; nel nostro territorio che per quanto devastato o poco curato non manca certo di grandi e numerose testimonianze di raffinato intelletto, arte e cultura.
Abbiamo dimenticato la nostra "Cifra" unica nel mondo, quella per il quale il mondo ci riconosce e ci ama. Quella "Cifra" è un condensato di abilità, senso estetico, intuito veloce, sapienza artigianale, profondità di pensiero, una spiritualità anche laica che arriva da lontano. Che tutto questo possa essre andato perduto non è possibile. Se ritorneremo a bere la nostra acqua alle nostre sorgenti, troveremo la forza e il valore necessari a vincere qualunque crisi e risorgere. Altrimenti la crisi finirà, come tutto prima o poi ha un termine, ma questa fine ci troverà avviliti e confusi perché ancora orfani di un mondo che a forza ci è stato tolto. Un popolo che conserva i contatti con la sua anima profonda difficilmente soccombe e serenamente può affrontare le grandi scommesse del futuro.

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Postato da Maria Della Miranda :: domenica, 12 gennaio 2014 - 15:23:48

Concordo con la sua analisi a cui aggiungerei che, assai spesso, il decadimento da lei denunciato ha “un nome e cognome”. In primo luogo, ed è drammaticamente sotto gli occhi di tutti (o di chi vuol vedere…), “chi” ha speculato sulla fragilità e sulla dabbenaggine “credulona” delle masse popolari, orientandole e guidandole nella direzione “da lui” voluta attraverso la televisione e i modelli che essa propone.
Secondariamente, e questo in modo particolare mi addolora, “gli intellettuali”: per certi versi una responsabilità ancora più grave.
Gli uomini che, dotati di pensiero raffinato dovrebbero “indicare la strada” come è sempre accaduto nella storia, si sono nascosti e sepolti nei loro comodi salotti e, tranne qualche libro scritto e qualche sporadica apparizione televisiva o nell’arte in generale, non hanno sentito il “dovere morale” di unirsi e reagire ai mutamenti che osservavano e ben comprendevano.

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Postato da Antonino Buccheri :: domenica, 12 gennaio 2014 - 15:47:44

La speculazione, oggi, sul malcontento popolare è ancora in corso e i Populismi fioccano sul vento della crisi.
È vero, tranne qualche voce nel deserto gli intellettuali dove sono stati negli ultimi vent'anni.
Alcuni ci avevano già lasciati, come Pasolini; pochi hanno parlato come Cassandra fuori dalle mura Troiane, molti altri hanno taciuto.
Ora speriamo prevalga il sentimento comune della ricostruzione.

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