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Arridateme er Kolosseo: il dramma linguistico di Scajola

Pubblicato lunedì 12 maggio 2014 alle 15:43:04 - By Alessia Telesca

 

Neanche troppo tempo fa, giusto una decina di anni, alle scuole elementari si studiava l’alfabeto italiano, con 21 lettere dalla A alla Z. In questo elenco non erano comprese quelle che vengono chiamate “lettere straniere”, ovvero la J, K, W, X, Y. Un bambino e, all’epoca, anche un adolescente non avrebbe saputo usarle, già si faceva fatica per trovare una qualche parola che iniziasse con l’H (e tutti, puntualmente, ricadevano su Hotel).
 
Oggi, a ragion veduta, si studia l’alfabeto completo, anche perché molteplici sono le parole straniere introdotte nel linguaggio odierno e si sente una sempre maggiore esigenza di imparare le lingue del mondo, in primis l’inglese. Ben venga tutto questo, soprattutto nelle fasi di primo apprendimento, quando i cervelli dei bambini sono delle vere e proprie spugne ed apprendono con una maggiore facilità.
 
Nonostante questa introduzione sia assolutamente positiva, si assiste, con sempre maggiore frequenza, ad un fatto curioso e stravagante, misterioso addirittura, degno di Chi l’ha visto?; infatti, sembra proprio che la lettera C stia sparendo.
Messaggi, sms, mail, commenti e post dei social network sono composti da una serie di parole che non prevedono più la lettera C, soppiantata senza ritegno dalla lettera K;
 
Camera con Vista
Arridateme er Kolosseo…
 
lasciamo perdere le vocali, quelle a volte mancano, ma si può dar la colpa alla fretta e alla voglia di abbreviare il messaggio (tutti impegnatissimi e di corsa, i giovani d’oggi), ma la C?
Perché sostituita così malamente dalla K? E non si tratta del duo, una volta affiatatissimo, CH (già da tempo il CHE si è trasformato in KE), ma proprio della terza lettera del nostro alfabeto, che sembra essere inutilizzata e a cui è preferita la straniera. Così dilagano parole, una volta note, connotate da una forza ed un vigore quasi cattivo e rabbioso: anche un semplice Cane oggi diventa un Kane e se un fidanzato volesse dolcemente chiedere (pardon kiedere) “come stai” alla propria ragazza, dovrebbe scegliere un tono più deciso e recitare un quasi tedesco “kome stai”.
 
Ma perché? Se per il Ch la scusa era quella dell’abbreviazione, qui quale giustificazione si vuole trovare? E la dolcezza della nostra lingua? Perché mandare in pensione così miseramente, e così presto direbbe la Fornero, la lettera C?
Qualche nordico di verde vestito direbbe che questi stranieri (riferendosi alla K) ci rubano il lavoro ma chi è di vedute un po’ meno drastiche ha una spiegazione plausibile? Nel frattempo si vocifera sia nato il partito della DC, ma non lasciatevi ingannare con riferimenti storici, qui ogni lettera non nasconde altro che la proprio pronuncia; infatti si legge Dì C ed è la seconda persona singolare del verbo dire. Perché qualcuno alla lingua ancora ci tiene.
 
 
 

 

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