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Mafia Capitale I
Pubblicato venerdì 25 settembre 2015 alle 22:42:15 - By Jorge Canifa Alves
Dopo un lunghissimo viaggio, dove più volte il mondo si era capovolto, dove più volte l’ignoranza e la tracotanza degli esseri umani avevano avuto la meglio sull’ira degli Dei, finalmente, sessantatre eritrei erano riusciti ad approdare sulle rive del Tevere con la stessa speranza di quel pugno di esuli turchi che circa tremila anni prima aveva baciato la stessa terra.
L’aria era di quelle pesanti. Erano partiti in quasi cinquecento, stipati a forza su di una imbarcazione che faceva acqua da tutte le parti, ma... sull’Isola dei Conigli erano giunti solo loro, poco più di un decimo degli imbarcati inizialmente. Oltre trecento sarebbero stati inghiottiti dal mare. Oltre trecento giovani, forti e migranti e sono morti... così quasi come in un pensiero Settembrini se non fosse per il “migranti”.
Qui, nell’isola, vennero raggruppati, spogliati della loro dignità umana, commiserati per la loro condizione di sopravvissuti ad una tragedia e “diversificati” nella grande cesta: “Poverinegriaffamati”.
Tutto il mondo vide la scena, lo strazio e il dolore, qualcuno fu mosso a pianto e tutti, improvvisamente, volevano bene a quei diversi e tutti i sindaci della nazione ospitante organizzarono addirittura le “Olimpiadi della Solidarietà” dove chi avrebbe vinto si sarebbe portato a casa il ricco bottino: quei “Poverinegriaffamati”.
Vinse il sindaco della Capitale. Arrivarono applausi e molte altre ricompense.
Molti imprenditori si tuffarono ad occhi chiusi in quella impresa che poteva portare oro e fama alla nazione. Tutti iniziarono a parlare di solidarietà mentre contavano le tante banconote che entravano in tasca di molti affaristi.
Quei “Poverinegriaffamati” vennero chiusi in un carcere speciale per diversi chiamato SPRAR. Il giorno dopo, però, prima di essere incorporati nel sistema, poco prima di diventare numeri statistici, mentre la “macchina delle impronte” veniva messa in moto, improvvisamente, sparirono nel nulla... evasi senza lasciare alcuna traccia di loro.
Tutti furono colpiti da questa disgrazia; qualche imprenditore fu colpito da malore, altri caddero in rovina avendo puntato tutto in solidarietà.
In quel momento di disperazione, in cui si rischiò una crisi senza precedenti, il sindaco della Capitale si illuminò: perché non organizzare una grande caccia al tesoro? Detto fatto iniziò la grande avventura a cui parteciparono i soliti imprenditori.
Due anni dopo, così come erano scomparsi, così fecero la loro comparsa quei “Poverinegriaffamati”... improvvisamente.
La Capitale era completamente deserta. Non incontrarono nessuno nel loro passaggio... anzi, solo un vecchio barbone sdraiato all’ombra del Colosseo. Si guardarono negli occhi e poi si raccontarono. Il vecchio era il “nuovo” sindaco della Capitale essendosene andati via tutti. Loro erano eritrei, appena arrivati nella Capitale, la prima volta, avevano pensato che non era aria di rimanere ed avevano iniziato a spostarsi alla ricerca di un posto migliore. La Francia aveva chiuso le frontiere, l’Ungheria aveva alzato muri di filo spinato, era poi stata seguita da altre nazioni che avevano chiuso loro le porte. Poi c’era stato il morto, un bambino e allora tutti volevano lavare le loro coscienze, così sembrava ma... la Germania aveva aperto i cancelli di casa, ma non loro, solo per quei migranti ricchi che potevano dare qualcosa alla loro nazione... quella diversità povera eritrea fuori dalla Capitale non valeva niente. Così, non potendo loro, andare da nessuna parte, sarebbero tornati indietro... fino in Eritrea, sicuramente sarebbero stati trattati con più umanità... ma... i capitolini che fine avevano fatto? Il vecchio scoppiò a ridere: “Ve stann’ a cercà! O so’ finiti ar fresco”. Avevano organizzato una caccia all’oro del migrante, per solidarietà eh!, ed avevano finito per perdersi e non ritrovare più la giusta via di casa.
I vostri commenti...
Bello, Jorge, come sempre... :)


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